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MABON IN ECLISSI

Il Cielo di Settembre

Settembre 2025 è un mese di potere raro. Dopo l’eclissi di Luna del 7 Settembre ed il Portale 9-9-9, il cielo ci consegna un’eclissi parziale di Sole il 21 settembre, alla vigilia di Mabon, l’Equinozio d’Autunno. Una concatenazione che intreccia cicli lunari, numerologici e solari in una trama perfetta, come se il Cosmo stesso fosse un tessitore di destini.

mabon

Mabon è il nome moderno che la Tradizione neopagana attribuisce all’Equinozio d’Autunno, il momento in cui il giorno e la notte si equivalgono, prima che l’oscurità inizi a prevalere. È la seconda delle tre feste del raccolto, collocata tra Lughnasadh e Samhain, e rappresenta il tempo in cui la Natura stessa invita all’equilibrio, alla gratitudine ed al lasciar andare.

Il termine “Mabon” proviene dal nome del dio gallese Mabon ap Modron, il “Figlio della Madre”, figura legata alla giovinezza eterna e al mistero del rinnovamento. Sebbene i Celti non abbiano lasciato tracce scritte di un culto specifico, la simbologia del dio rapito e liberato riecheggia nel mito della luce che si ritira per rinascere dopo il buio.

Significato esoterico

Mabon non è soltanto una festa agricola, quanto piuttosto un rito di bilanciamento interiore. Il Sole e la Luna si guardano da pari, e dentro l’essere umano, i due poli – maschile e femminile, luce e ombra, conscio e inconscio – cercano la loro misura.
Celebrare Mabon significa imparare a sostare nel punto di mezzo, dove ogni cosa ha lo stesso peso e lo stesso valore, riconoscendo che nessun frutto è eterno, e proprio per questo ogni frutto è sacro. Non si tratta di scegliere una parte, ma di integrare i poli, di comprendere che la vera armonia nasce dall’abbraccio degli opposti. La notte non è nemica del giorno, come l’ombra non è nemica della luce, poiché entrambe sono necessarie per generare completezza.

Riti e gesti tradizionali

Il banchetto dell’abbondanza

Mabon è festa di raccolto, ed ogni raccolto va celebrato nella condivisione. Anticamente si portavano sulla tavola vino, pane, mele e uva a rappresentare i frutti della terra e del lavoro umano. Questo banchetto è un atto di ringraziamento ai cicli naturali, e riconoscimento che nulla appartiene davvero a noi, ma tutto ci viene offerto dalla Vita. Sedersi insieme, spezzare il pane e versare il vino è un rito di comunione con la comunità e con la Terra stessa: ogni boccone diventa un atto sacro, memoria che l’abbondanza è tale solo quando si condivide.

La croce di Mabon

Un intreccio di spighe e nastri, modellato con cura, dà vita alla croce di Mabon. Questo simbolo non rappresenta solo il raccolto, ma la bilancia cosmica che regge il mondo: i quattro bracci richiamano infatti i punti cardinali, i cicli delle stagioni, l’equilibrio tra luce ed ombra che l’Equinozio porta con sé. Tenere od appendere la croce di Mabon significa custodire l’armonia del cosmo dentro lo spazio domestico, ricordando che ogni equilibrio esterno nasce prima da un equilibrio interiore.

Le bamboline di grano

Intrecciate con paglia e cereali, queste figure votive erano offerte agli antenati ed agli spiriti della terra. In esse si condensava sia il ringraziamento per i frutti ricevuti, che la preghiera affinché la fertilità non abbandonasse i campi nei mesi a venire. Ogni bambolina era un piccolo talismano stagionale, memoria vivente che il raccolto appartiene tanto al mondo visibile quanto a quello invisibile. Ancora oggi, realizzare o posare queste figure sull’altare significa mantenere un filo con gli antenati, con la terra e con gli spiriti che la abitano.

L’altare dei frutti

Adornare l’altare con grappoli d’uva, mele rosse, melograni, zucche e cereali è forse il gesto più immediato e potente di Mabon. Ogni frutto rappresenta un aspetto della festività: l’uva ed il vino celebrano la gioia e la trasformazione, la mela custodisce il sapere e la ciclicità, il melograno è il seme della rinascita, mentre la zucca porta abbondanza e protezione. Disporre questi doni sullo spazio sacro significa riconoscere che l’abbondanza non è solo materiale, ma anche spirituale, è gratitudine per i frutti esteriori e per quelli interiori, per ciò che la vita ha portato e per ciò che, dentro di noi, è maturato.

Un’eclissi alle soglie dell’Equinozio

La collocazione temporale nella quale cade l’Equinozio è unica, in quanto il giorno precedente avviene l’eclissi. Non c’è equilibrio senza prima aver purificato. Ciò significa che attraverso l’eclissi, l’oscuramento della luce prepara la bilancia cosmica di Mabon che si posa sul cuore, dove la notte ed il giorno hanno lo stesso peso, la Luce e l’Ombra si abbracciano.

Mabon segna infatti il tempo del bilanciamento perfetto tra luce e oscurità. È il momento di ringraziare per i frutti raccolti, materiali e spirituali, e di prepararsi al tempo dell’ombra che avanza. Ma questo equilibrio non è casuale, bensì è il frutto del lavoro dei giorni precedenti attraverso le vibrazioni cosmiche manifestate grazie alla molteplicità di sincronie celesti.

Il 21 settembre 2025, appena un giorno prima di Mabon, la Luna si frappone al Sole, velando parte della sua luce.

Si tratta di un’eclissi parziale, con una magnitudine di circa 0,85:in cui la Luna coprirà fino all’85% del disco solare. Astronomicamente, l’evento si manifesterà dalle 17:30 alle 21:55 UTC, con il massimo alle 19:43 UTC, e sarà visibile in modo privilegiato nell’emisfero australe: Nuova Zelanda, parte orientale dell’Australia, isole del Pacifico e margini dell’Antartide. Anche se non sarà percepibile ad occhio nudo in Europa, la sua vibrazione cosmica abbraccia l’intero pianeta. L’eclissi, benché visibile solo dall’emisfero australe, riverbera infatti ovunque sul piano energetico: il principio solare della coscienza si ritira, lasciando emergere il lato ombroso, l’interiorità lunare, l’ascolto profondo attraverso una pausa che permette alla volontà individuale di riallinearsi con l’anima.

Simbolismo ed Astrologia dell’Eclissi del 21 Settembre 2025

Ogni eclissi solare porta con sé il mito eterno della luce che si ritira, dove il Sole, principio della coscienza e della volontà, viene velato dalla Luna, principio dell’anima, della memoria e dell’inconscio. È il rovesciamento degli equilibri in quanto l’ombra prevale sulla luce, aprendo spazi di introspezione e di trasformazione.
Questa particolare eclissi ci parla di sospensione ed azzeramento, di quell’attimo in cui il Cosmo sembra inspirare prima di donare una nuova direzione. È un portale di silenzio, retto anche dall’energia dell’Eremita come Archetipo dell’Anno universale 9, in cui la mente solare tace e la voce lunare si amplifica.

Il Sole in Vergine

Nel vero cielo, il Sole è appena entrato in Vergine avviando l’inizio di un cammino di discernimento e cura.

Il Sole in Vergine rende l’eclissi un richiamo al servizio e alla guarigione. Non un servizio cieco, ma un atto di cura intelligente, che distingue il sacrificio sterile dall’aiuto autentico. La Vergine non tollera confusione, separando ciò che nutre da ciò che avvelena, custodendo l’essenziale. Parla di purificazione del corpo e dell’anima, di attenzione ai dettagli che rendono ogni gesto rituale ordine e medicina. L’eclissi ci sospende proprio perché ci si possa chiedere dove la propria energia è davvero utile e dove, invece, viene dispersa.

La luce solare viene velata, perché possiamo vedere non con l’ego, ma con l’occhio interiore.

È come se il Cosmo dicesse: “Semplifica. Ordina. Rendi sacro il quotidiano.”

la memoria karmica del nodo discendente

L’eclissi di Sole avviene al Nodo Lunare Discendente, conosciuto anche come Nodo Sud. Questo punto astrologico rappresenta una porta energetica che custodisce le memorie di ciò che è stato già vissuto. Parla di eredità karmica, di abitudini consolidate, di schemi ripetuti che, se da un lato offrono un senso di sicurezza attraverso quella che viene usualmente definita zona comfort di dolore, dall’altro possono imprigionare in un passato che non permette evoluzione.
Un’eclissi in corrispondenza del Nodo Sud agisce come un atto di liberazione collettiva: riportando alla superficie temi, legami, situazioni che hanno esaurito il loro compito, ponendo le basi per poterli lasciare andare restituendo ciò che non serve più al cammino dell’Anima.

La Luna Nuova che oscura il Sole

L’eclissi del 21 Settembre coincide con una Luna Nuova, fase che di per sé inaugura sempre un ciclo in quanto può essere paragonata ad un seme che viene deposto nel buio, invisibile agli occhi, ma carico di potenzialità. Durante un’eclissi, però, questo atto seminale è amplificato dal fatto che non solo la Luna è invisibile alla Terra, ma essa stessa oscura il Sole, velando la coscienza ed imponendo una sospensione.
Questo significa che i semi piantati durante quest’eclissi non nascono dalla luce razionale del Sole, bensì dall’ombra, dall’interiorità, dall’ascolto silenzioso. A seguito degli altri eventi del mese di Settembre, è un ulteriore invito a fidarsi del buio fertile, a riconoscere che la crescita avviene prima di tutto nell’invisibile ricordando che i semi veri nascono dalla profondità silenziosa dell’anima. I desideri proclamati svaniscono, quelli custoditi nel buio fertile restano.
La Luna, oscurando il Sole, lo riconsegna a sé stesso. È come se la psiche (Luna), avvolgesse la coscienza (Sole), e la invitasse a fermarsi, a tacere, per poter rinascere più autentica.

Il Sigillo Numerologico ed Arcano di Mabon in Eclissi

Settembre 2025 è quindi un mese nel quale è stato possibile compiere un cammino in quattro tappe che si susseguono con la precisione di un disegno superiore. Ogni passaggio, prepara ed accompagna il successivo, come onde che si infrangono e si raccolgono nella stessa marea.

Il 7 settembre la Luna si è velata nell’eclissi, portando alla luce l’Ombra interiore. Non un fenomeno da contemplare soltanto, ma uno specchio che ha costretto ciascuno a guardare dentro di sé: memorie sopite, emozioni rimosse, verità nascoste che hanno trovato la via per emergere. È stato il tempo dell’onestà, della resa allo sguardo interiore, del riconoscere cosa non può essere portato oltre nel viaggio attraverso l’Archetipo del Carro.

Due giorni dopo, il 9 settembre, il Portale 9-9-9 ha inciso un sigillo. Grazie alle vibrazioni evolutive dell’Eremita come Archetipo, il nove è compimento, esito, maturazione nel quale i cicli si chiudono, le esperienze trovano il loro punto di raccolta. Ciò che l’Ombra aveva rivelato non poteva più rimanere sospeso, ma andava concluso, liberato, lasciato andare. Non si è trattato di distruggere, ma di compiere con maturità, come chi raccoglie il frutto maturo e restituisce al suolo ciò che non serve più.

Il 21 settembre la Luna ha velato il Sole, e l’eclissi solare ha generato una sospensione, un reset. Per un istante la coscienza collettiva rimane senza la guida della luce solare dove la direzione e la volontà sono avvolte dal silenzio. Non solo chiusura, ma riavvio, come un sistema che spegne le luci per poter ritrovare un nuovo ordine. In quel momento il numero del giorno porta l’eco dell’Arcano XXI, il Mondo, l’Archetipo della compiutezza, della totalità raggiunta, del ciclo che si chiude in armonia permettendo la conclusione e l’integrazione di ogni frammento, pronto ad essere riallineato con un senso nuovo.

Infine, il 22 settembre, giunge Mabon, l’Equinozio d’Autunno. Giorno e notte si specchiano da pari, riportando la misura e l’equilibrio. Qui il numero ventidue rivela la sua doppia natura: da un lato è il numero dell’Arcano 0/XXII, colui che viaggia libero, senza catene, pronto ad un nuovo inizio in totale fiducia; dall’altro è numero maestro, architettura e costruzione, base per edificare un nuovo mondo. In questo passaggio, il Matto si affaccia sull’abisso lasciato dall’eclissi, ma porta con sé la fiducia nel salto, nel ricominciare.

A queste quattro risonanze archetipiche è possibile aggiungerne altre due che vanno a completare il quadro numerologico di questa particolare sequenza di eventi legata a Mabon.

Se sommiamo il giorno ed il mese 2+2 + 9 + = 13, troviamo l’Arcano della Morte. E la Morte nei Tarocchi non è mai fine sterile ma trasformazione radicale, compostaggio sacro che dissolve per permettere al nuovo di germogliare. La Morte è l’eclissi resa arcano, la luce che si spegne perché un’altra possa nascere.

Per avere la completa vibrazione del 22.09.2025 , 2+2+0+9+2+0+2+5= 22 ritorniamo al Matto che regge totalmente questo giorno dicendo che ogni chiusura è in realtà un’apertura, ogni morte un nuovo viaggio, ogni salto nel vuoto un atto di fiducia nell’Universo. Il Matto non teme l’ignoto ma lo abbraccia, danzando sull’orlo dell’abisso con la leggerezza di chi sa che l’inizio non ha mai catene.

Eppure, il disegno non si ferma qui. La somma del 13 (Morte,) e del 22 (Matto), conduce al 4, l’Arcano dello Hierofante. È la sintesi che raccoglie e radica il mistero, la voce che insegna e consacra. Lo Hierofante è colui che apre la porta tra umano e divino, che traduce i segreti in rito e trasmette la conoscenza.

Il Quattro è stabilità e fondamento. È il numero delle stagioni, che scandiscono il tempo della Terra; delle fasi dell’opus alchemico, che trasformano la materia e l’anima; delle braccia della Croce di Mabon, che unisce i cicli e li tiene in equilibrio; e degli Elementi – Fuoco, Aria, Acqua e Terra – che compongono il tessuto del mondo.

Il Quattro vive anche nei semi degli Arcani Minori: le Coppe, che custodiscono l’acqua delle emozioni e la profondità del cuore; i Bastoni, che portano il fuoco dell’azione, della volontà e della crescita; le Spade, che incarnano l’aria del pensiero, del discernimento e della parola; i Denari, che radicano la terra della materia, del corpo e della prosperità.

Tutto converge qui: stagioni, elementi, cicli, strumenti. Il Quattro ci dice che questo portale non è soltanto dissoluzione e rinascita, ma anche struttura e radicamento. Dopo aver visto l’Ombra, sigillato i cicli, attraversato l’eclissi e ritrovato la bilancia, ciò che nasce deve incarnarsi. Deve avere un corpo, una stagione, un elemento, una forma. Un seme.

Mabon diventa così il sigillo conclusivo di un percorso completo e perfetto attraverso quattro movimenti, quattro passi: l’Ombra che rivela, il Sigillo che chiude, il Reset che sospende e rinnova, l’Equilibrio che ricompone ed apre il nuovo. È una sequenza perfetta, che non lascia spazio al caso.

Insieme, questi eventi formano un portale di trasformazione unico per entrare nel Mistero, purificare l’anima, raccogliere i frutti delle proprie esperienze e piantare semi nuovi per l’anno interiore che si apre.

Il Matto inaugura, la Morte trasforma, il Mondo compie: ma è lo Hierofante a dare forma, consacrazione e continuità. Egli insegna che ogni passaggio non è vano, perché diventa rito che resta, fondamento che regge, insegnamento che guida. Un trittico arcano che parla di rinascita cosmica, in cui la Luce e l’Ombra si intrecciano per aprire la soglia di un nuovo ciclo, l’atto in cui la bilancia cosmica compone i frutti e li trasmuta per il tempo che viene.

E solo chi coglie il ritmo di questi eventi non ne subisce il passaggio, ma lo utilizza come strumento di trasformazione.

Claudia Mameli